Sulla carica di conte palatino

SULLA CARICA DI CONTE PALATINO

Ogni citazione riporta il n° dell’opera citata nella bibliografia ed il n° della pagina. Esempio: 5/9 significa: opera n°5 (“I conti palatini ecc.” Bascapé, 1936), pagina n° 9. I testi tra parentesi quadre e in corsivo sono miei.

25/voce Mallo (o Plàcito). Nelle fonti barbariche, e in specie nel diritto franco, mallus (antico alto tedesco: mahal) indica l’assemblea giudiziaria popolare, costituita, secondo le consuetudini giuridiche delle genti germaniche, da tutti gli uomini liberi, riuniti in armi. Accanto a questo termine si diffuse assai presto quello di placitum, che forse significava in origine il giorno fissato per la riunione dell’assemblea (in die placito), e prevalse durevolmente nell’uso, per indicare l’assemblea stessa, per tutto il Medioevo.
Secondo un’opinione già autorevolmente accreditata, in seguito alla riforma carolingia degli ordinamenti giudiziari dei popoli germanici soggetti all’impero, il termine mallus sarebbe stato riservato alle sole assemblee ordinarie o generali, a cui tutti erano tenuti a partecipare, in contrapposizione a placitum, usato per indicare il giudizio minore, o locale, presieduto dal centenario [vedi nota seg.]. Ma le fonti non giustificano tale distinzione terminologica, poiché anche il secondo termine è usato, nella stessa legislazione carolingia, per indicare i giudizi generali, presieduti dal conte (placita generalia).

25/voce Centena. Antica suddivisione delle genti germaniche, derivata dalla riunione di cento capi famiglia o uomini armati, costituenti il contingente militare di un pagus, sotto il comando di un centenarius.
La C. si sviluppa come forma primitiva di organizzazione, avente carattere personale e territoriale a un tempo, e nell’età franca assume un più spiccato carattere politico-amministrativo, diventando una suddivisione della contea o comitatus, assai simile nel sec. IX alla vicaria.
Il centenarius è un ufficiale nominato dal conte, con poteri giurisdizionali, amministrativi e militari, il quale presiede il placitum centenae, l’assemblea giudiziaria della centena. Questa forma di organizzazione, caratteristica dell’impero carolingio, decade e si trasforma durante l’età feudale e solo ne sopravvive il nome in qualche formula documentale.

5/9 Già fra i conti della corte di Bisanzio emergeva il «comes sacri palacii». Risedeva nella reggia ed aveva mansioni eminentemente giudiziarie; caratteristica fondamentale anche quando riapparve poco modificato alla corte franca e poi nella capitale del regnum italicum, Pavia.
Sotto la dinastia carolingia il comes palatii esercitava le attribuzioni di un vero ministro di giustizia; dava sentenze nelle cause portate in appello davanti al re ecc.

5/8 Diritti del conte di palazzo [erano]: la suprema giurisdizione, la facoltà di creare notai e giudici, di legittimare bastardi, dar tutori e curatori ai minorenni, «advocati» ai conventi ecc.

5/12 Il palatino di Pavia non era unico in Italia; ven’era un altro nel ducato di Benevento quando divenne uno stato indipendente, anche la corte normanna ebbe il suo conte palatino e così la corte napoletana, infine a Roma era il conte del sacro palazzo lateranense. In ogni stato un conte palatino esercitava la somma autorità giudiziaria.

5/12 Nel periodo carolingio e nei primordi del regno italico, la carica [di c.palat.] non fu trasmissibile;

5/11 Nel sec. IX il conte di palazzo non ebbe mai funzioni di conte territoriale. Durante il regno di Berengario le due funzioni furono distinte.

5/12 nel sec. X essa [la carica di c.palat.] fu affidata successivamente a membri di una stessa casata e si sviluppò gradatamente verso forme di privilegio ereditario.

 

 

La successione dei conti palatini del regno italico dal regno di Ugo di Provenza in poi sarebbe:

926-927 Giselberto (i), conte di Bergamo, nominato da Ugo di Prov. Muore nel 927.

927 Sansone transalpino

930 ? ca. Sarlione borgognone, che probabilm. muore nel 936 data la nomina di Uberto in quell’anno.

936 Uberto, bastardo di re Ugo e marchese [di Toscana?] nominato c. palat. nel 936.

940 74/Regno d’It. 940: Anscario viene vinto e ucciso in battaglia dal conte di palazzo Sarlione, burgundo, inviatogli contro da Ugo.

940 ca. Gaidolfo figlio di Pietro (i) giudice: nominato c. palat. da Ugo di Arles; dopo il 940 (in carica Sarlione) e prima dell’aprile 945 (in carica Lanfranco Ghisalbertengo probabilmente partigiano di Berengario II ).

945 Lanfranco Giselbertengo figlio di Giselberto (i), c. pal. nell’aprile del 945, (ma forse anche prima); probabilm. muore nel 961, anno in cui suo figlio Giselberto (ii) diventa conte di Bergamo e Oberto albertengo viene nominato c. pal.

Dal 961 (?) al 976 Oberto (i) albertengo. Oberto nel 964 e Otberto marchese (di Verona? nomina di Ottone I ?) nel 967, sono probabilmente la stessa persona. Presente nell’atto di vendita di Gaidolfo ed Imiga del 16/07/967. La Dragoni lo chiama Adalberto, ma dev’essere un errore.

Dal 976 al 993, Giselberto (ii) Giselbertengo, figlio di Lanfranco, conte di Bergamo.

Arduino conte di Brescia (?) dal 993 (?) fino a dicembre 999.

Ottone (i) c. di Lomello da dicembre 999 al 1025.

Ottone (ii) fino almeno al 1045.

 

 

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