Gerolamo (da non confondere con il pro-zio Gerolamo, priore di Capua)

Da Treccani: Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 63 (2004)

di Andrea Merlotti

LA MOTTA, Girolamo Langosco conte de. – Figlio del conte Alfonso e di Saveria Vialardi di Villanova, nacque intorno al 1575. Ventenne, accompagnò in Spagna il padre, ambasciatore del duca Carlo Emanuele I. Nel 1598 fece ritorno in Spagna al seguito del marchese Filiberto d’Este, ambasciatore straordinario. La carriera del L. si svolse inizialmente all’ombra del padre e quando questi, nel 1605, fu incarcerato perché esponente di spicco del partito filospagnolo, il L. dovette lasciare la corte. La caduta di Alfonso non travolse, invece, lo zio (o prozio) del L., Girolamo, che, entrato nell’Ordine di Malta, si trovava allora in Sicilia.

Il 4 giugno 1606 Carlo Emanuele I aveva concesso a fra Gerolamo patenti ducali per armare, sotto lo stendardo sabaudo, un vascello contro i Turchi. La morte di Enrico IV (1610) e la conseguente fine dell’alleanza antispagnola fra Torino e Parigi (tanto più in seguito alla politica filospagnola decisa da Maria de’ Medici, reggente in Francia per il piccolo Luigi XIII) indussero Carlo Emanuele I a mutare nuovamente indirizzo politico e a richiamare prontamente in servizio gli esponenti della fazione filospagnola, fra cui il La Motta.

Il 27 giugno 1610 il L. fu nominato gentiluomo di camera del duca, senza che questi, nelle patenti, facesse alcun riferimento alla lunga carriera del padre Alfonso. Mentre fra Girolamo fu nominato generale dei galeoni sabaudi, nel settembre del 1610 Carlo Emanuele ordinò al L. di recarsi a Madrid come ambasciatore straordinario per preparare l’arrivo in Spagna del principe terzogenito, Emanuele Filiberto, che aveva deciso d’intesa con il padre di trasferirsi in Spagna per passare al servizio del re Cattolico. Il L. doveva, nello stesso tempo, “gettare i primi discorsi” – come recitano le istruzioni del duca – “su le querele che da’ ministri di Spagna” gli sarebbero state fatte “sia per il matrimonio del principe di Piemonte con Elisabetta di Francia sia su le intelligenze prese co’ francesi a danno del Re Cattolico” (Arch. di Stato di Torino, Corte, Negoziazioni, Spagna, m. 2, f. 20: Istruzione al conte della Motta).

In realtà il matrimonio francese era allora poco più che un progetto (Vittorio Amedeo avrebbe sposato non Elisabetta ma Maria Cristina solo nel 1618); si trattava di mostrare a Filippo III la buona intenzione e la volontà collaborativa del duca. Non a caso, poco dopo il suo arrivo in Spagna, il L. fu raggiunto da nuove istruzioni, con le quali gli si ordinava di informare Filippo III dei disegni di matrimonio, rimasti sulla carta, fra il principe di Piemonte e la principessa Elisabeth Stuart, figlia di Giacomo I, e fra la principessa Caterina e il duca di Nemours. Rientrato dalla missione in Spagna, nel novembre 1612 il L. era a Torino, dove vendeva al generale delle finanze Cesare Cernusco della Chiusa la cascina della Cinzanotta per la somma di 4200 ducatoni da 13 fiorini l’uno. La somma sarebbe stata girata da Cernusco a Giulio Cesare Bocco “in estinzione del prezzo” che il L. doveva a questo per l’acquisto “del luogo giurisditione, banni campestri et altri beni, tanto feudali che allodiali, di Saluzzola”. Il 20 giugno 1613 Carlo Emanuele I compensava il L. infeudandolo di Carisio, piccolo centro nel Vercellese.

L’infeudazione non era gratuita: il L. era tenuto a pagare 29.000 fiorini. Il favore del duca consisteva nel fatto che da tempo il L. ambiva a ottenere quell’infeudazione in contrasto con il Consiglio della Comunità, che aveva comprato, per 800 fiorini, il diritto alla libertà. Nelle patenti d’infeudazione si faceva riferimento alla “memoria” non solo “della buona servitù sua”, ma anche di quella “del conte suo padre”, Alfonso, morto nel 1608 dopo tre anni di prigionia. Al L., secondo le patenti, toccava anche rimborsare la Comunità della somma pagata.

Il 28 febbr. 1614 il L. fu infine formalmente investito del feudo e ottenne il diritto di fare costruire la bealera (un canale) per portare l’acqua dal fiume Elvo al suo feudo di Saluzzola. Nello stesso tempo il L. acquistò i diritti giurisdizionali sul feudo e sul castello di Carisio. A conferma del ritrovato favore del duca verso i Langosco della Motta, il 1° ag. 1613 Carlo Emanuele I conferì una pensione anche a fra Girolamo, perché potesse continuare a esercitare il suo incarico di comandante dei galeoni sabaudi e nel 1614 il L. fu incaricato di una nuova missione diplomatica, questa volta a Genova, formalmente come ambasciatore per chiedere che la Repubblica non permettesse alle truppe imperiali il passaggio in territorio sabaudo. Si trattava tuttavia solo di un pretesto: il vero scopo della missione era incontrare segretamente il principe Emanuele Filiberto, di ritorno da Napoli, per riferirgli dell’andamento della guerra, cominciata – recitavano le istruzioni – “li sei del passato mese”, quando il governatore di Milano era entrato con le sue truppe in territorio sabaudo. Nel 1618 il L. affittò al capitano Giovan Battista Re “castello e beni” di San Damiano e di Carisio e i beni di Saluzzola.

Il L. morì il 18 dic. 1624.

Dal matrimonio con Bianca Ceva, avvenuto nel 1615, non aveva avuto figli. Della sua eredità cercò di entrare in possesso il fratello minore Alessandro, un colonnello di fanteria segnalatosi in diversi scontri armati, ferito nel 1613 all’assedio di Trino e morto nel 1644. Nel 1629 Carlo Emanuele I lo infeudò della Motta dei Conti, ma non gli volle riconoscere gli altri beni in virtù del suo ruolo di cavaliere di Malta. Bianca Ceva sposò, il 28 dic. 1625, il conte Lodovico Cavoretto, gentiluomo di camera del duca e per molti anni suo favorito, che ottenne anche l’infeudazione di Saluzzola, eretta nel 1626 in marchesato. Cavoretto sembrava, quindi, destinato a ereditare i feudi e il ruolo del L., ma nel 1627 cadde in disgrazia. Il feudo di Saluzzola fu avocato e assegnato, con quello di Carisio, al principe Tommaso di Savoia principe di Carignano, come parte del suo ingente appannaggio.

Fonti e Bibl.: Arch. di Stato di Torino, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Negoziazioni, Spagna, m. 2, ff. 20, 23; Lettere ministri, Spagna, m. 14; Materie politiche per rapporto all’interno, Cerimoniale, Principi del sangue e cariche di corte, m. 1 di 1a add., f. 1; Paesi, Biella, m. 5: Saluzzola, ff. 5, 9-11; Paesi per A e B, “C”, m. 14, Carisio, ff. 4-12; “M”, m. 33, Motta de’ conti, f. 3; “S”, m. 3, Saluzzola, ff. 7-8; “S”, m. 9, San Damiano, ff. 2-3; Patenti controllo finanze, regg. 1612 in 1614, cc. 52, 126; 1617 in 1618, 2°, c. 140; 1618 in 1619, c. 209; 1619, c. 170; 1619 in 1620, c. 124; 1620, c. 36; Patenti Piemonte, reg. 31, c. 259; E. Ricotti, Storia della monarchia piemontese, III, Firenze 1865, pp. 193 ss.