{"id":2040,"date":"2020-05-08T17:38:13","date_gmt":"2020-05-08T15:38:13","guid":{"rendered":"http:\/\/langosco.it\/?page_id=2040"},"modified":"2020-05-14T14:09:12","modified_gmt":"2020-05-14T12:09:12","slug":"note-ottone-i-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/langosco.it\/?p=2040","title":{"rendered":"Personaggio: Ottone I di Lomello"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ottone:<\/strong> Tra i figli di Cuniberto si distingue <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/ottone-di-lomello_%28Dizionario_Biografico%29\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Ottone<\/a> (i) (atti dal 999 al 1025), nominato nel dicembre del 999 conte di Pavia e <strong>conte di Palazzo<\/strong> da Ottone III imperatore ed erede dal padre del titolo di conte di Lomello; e che, come protospatario imperiale, fu presente nel 1000 con Ottone III ad Aquisgrana alla ricognizione del sarcofago di Carlomagno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8211; <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"69\" data-permalink=\"https:\/\/langosco.it\/?attachment_id=69\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/stemma-langosco-di1-thumb.png?fit=105%2C120&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"105,120\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"stemma-langosco-di1-thumb\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/stemma-langosco-di1-thumb.png?fit=105%2C120&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/stemma-langosco-di1-thumb.png?fit=105%2C120&amp;ssl=1\" class=\"alignnone wp-image-69\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/stemma-langosco-di1-thumb.png?resize=10%2C11\" alt=\"stemma-langosco-di1-thumb\" width=\"10\" height=\"11\"  data-recalc-dims=\"1\"> &#8212;&#8211;<\/p>\n<h4 class=\"section\">da Treccani: Dizionario Biografico degli Italiani &#8211; Volume 65 (2005)<\/h4>\n<p>di <b>Sara Menzinger<\/b><\/p>\n<p><strong>LOMELLO<\/strong><span class=\"sc\">, Ottone <\/span>di. &#8211; Figlio di Cuniberto, appartenne all&#8217;importante casata dei conti di Lomello e fu attivo nella prima parte dell&#8217;XI secolo.<\/p>\n<p>Alla met\u00e0 del X secolo risale la vera e propria creazione della contea di Lomello, ottenuta con la sottrazione di una porzione di territorio dal pi\u00f9 antico comitato di Pavia, per volere forse di re Berengario I; la nuova contea, a ovest di Pavia tra Sesia e Ticino, ebbe un&#8217;estensione pari a circa la met\u00e0 dell&#8217;odierna Lomellina e nel X secolo fu probabilmente amministrata da due diverse famiglie comitali.<\/p>\n<p>Dopo l&#8217;eclissi nel territorio lombardo della prima casata comitale di origine franca (i cui discendenti si spostarono nella contea di Verona dando poi origine al gruppo comitale dei San Bonifacio), il primo, nel 996, a essere nuovamente denominato conte di Lomello fu <span class=\"sc\">Cuniberto<\/span>, padre del L., proveniente dalle fila dei giudici pavesi, da una famiglia professante legge longobarda e in rapporti con il monastero di Nonantola. I legami con gli imperatori sassoni assicurarono posizioni di successo a vari esponenti di questo gruppo familiare. <span class=\"sc\">Pietro<\/span>, fratello di Cuniberto, fu nominato nel 983 vescovo di Como e in seguito arcicancelliere prima di Ottone III, poi di Arduino; a causa, probabilmente, della fedelt\u00e0 a quest&#8217;ultimo fu destituito dalla carica di vescovo da Enrico II, ma non abbandon\u00f2 tuttavia l&#8217;ufficio di arcicancelliere, mantenuto fino alla morte (1005 circa). Degli altri figli di Cuniberto, <span class=\"sc\">Waldrada<\/span> (o Gualdrada) fu badessa di S. Maria Teodote a Pavia; <span class=\"sc\">Pietro<\/span> ricopr\u00ec la carica di vescovo, <span class=\"sc\">Aginolfo<\/span> fond\u00f2 il monastero pavese di S. Bartolomeo.<\/p>\n<p>Il L. eredit\u00f2 dal padre il titolo di conte di Lomello e presto vi un\u00ec, per volere di Ottone III, anche i titoli di conte di Pavia e di conte palatino. In questo modo l&#8217;imperatore, animato probabilmente dal desiderio di arginare attraverso un influente rivale la potenza della casata degli Obertenghi, riunific\u00f2 all&#8217;inizio dell&#8217;XI secolo in una sola persona le contee di Lomello e Pavia, facendo del L. una delle figure pi\u00f9 influenti gravitanti attorno alla sua corte. Il titolo onorifico di <em>protospatarius<\/em> (conte di palazzo) con il quale, attingendo dalla nomenclatura bizantina, veniva qualificato il L., dimostra la posizione di prestigio di cui egli godeva alla corte imperiale.<\/p>\n<p>Gli stretti legami personali con Ottone III sono d&#8217;altronde attestati dalla famosa storia narrata dalla <em>Cronaca di Novalesa<\/em>, secondo la quale il L. accompagn\u00f2 il sovrano all&#8217;interno della tomba di Carlomagno, al fine di procurarsi alcune reliquie e di rendere omaggio all&#8217;antico imperatore.<\/p>\n<p>Non sono noti il luogo e la data di morte del Lomello.<\/p>\n<p>I discendenti del L., mentre conservarono a lungo il titolo di conti di palazzo e di Lomello, smisero presto di usare quello di conti di Pavia, citt\u00e0 con la quale giunsero a violenti contrasti nella prima parte del XII secolo. Stando all&#8217;avventuroso racconto del cronista Galvano Fiamma, i conti di Lomello, recatisi a Pavia in occasione della Pasqua, furono infatti chiusi nella citt\u00e0 e assassinati, eccetto uno, dai Pavesi, che distrussero anche il loro castello. La seconda parte del racconto \u00e8 senz&#8217;altro vera, dal momento che il <em>castrum<\/em> di Lomello fu effettivamente raso al suolo dai Pavesi tra il 1140 e il 1146, causando la dispersione della famiglia e la divisione in molti rami.<\/p>\n<p>Un atto formale di spartizione del patrimonio immobiliare fu eseguito nel 1174, quando due membri del gruppo familiare, <span class=\"sc\">Goffredo<\/span> e <span class=\"sc\">Rufino<\/span>, si accordarono per l&#8217;attribuzione al primo di Sparvaria, Isolaria, dei beni concentrati nella bassa Lomellina, quelli situati oltre il Po e a Valenza, e altre propriet\u00e0 disseminate tra Piacenza, Bobbio, Parma e Cremona; al secondo dei possessi nell&#8217;alta Lomellina, il castello di Langosco, i beni immobiliari a Pavia e a Milano, le propriet\u00e0 nel territorio bresciano e altre ancora. In seguito a tali divisioni gli esponenti dei singoli rami familiari cominciarono ad assumere, al fianco del titolo di conti di Lomello, quello del luogo specifico di residenza.<\/p>\n<p>La fedelt\u00e0 agli imperatori germanici continu\u00f2 a caratterizzare l&#8217;orientamento politico dei Lomello che nei secoli successivi si fregiarono di questo titolo. Nonostante la dispersione e le divisioni, l&#8217;appoggio agli Svevi permise infatti ad alcuni di essi di accedere a cariche elevate, e di assumere talvolta funzioni di importanza strategica per il partito imperiale. Il fenomeno risulta gi\u00e0 visibile durante le permanenze in Italia di Federico Barbarossa, al fianco del quale i conti di Lomello compaiono sia in un documento del 1164 sia nella pace conclusa nel 1177 con le citt\u00e0 della Lega lombarda. La rivalit\u00e0 con Pavia, potente alleata dell&#8217;imperatore, imped\u00ec per\u00f2 ai conti di essere adeguatamente ricompensati da Federico, il cui favore si esaur\u00ec, di fatto, in un generico riconoscimento di possessi e diritti.<\/p>\n<p>Testimonianze pi\u00f9 significative risalgono all&#8217;epoca di Federico II. In qualit\u00e0 di podest\u00e0 di Vercelli, <span class=\"sc\">Rufino <\/span>ed <span class=\"sc\">Enrico<\/span>, conti di Lomello, gestirono infatti, nel corso della prima met\u00e0 del Duecento, due momenti nevralgici della storia politica della citt\u00e0, che cercarono costantemente di orientare in senso filoimperiale. La podesteria di Rufino si situa a met\u00e0 degli anni Trenta del XIII secolo, quando si verific\u00f2 un inasprimento dei conflitti tra l&#8217;imperatore e le citt\u00e0 lombarde, a causa dell&#8217;alleanza, nel 1234, tra la Lega ed Enrico, figlio ribelle di Federico II. Il rifiuto opposto da Vercelli, nel 1235, al podest\u00e0 milanese Pozzobonelli eleggendo al suo posto Rufino, rappresent\u00f2 un&#8217;esplicita dichiarazione di ostilit\u00e0 nei confronti di Milano, considerata la costante tendenza del capoluogo lombardo a garantire un orientamento politico antifedericiano delle citt\u00e0 affiliate attraverso l&#8217;invio di propri funzionari. Nonostante i provvedimenti assunti da Milano, che minacci\u00f2 di bando Rufino e i suoi seguaci promettendo l&#8217;impunit\u00e0 a chi li avesse offesi nella persona e negli averi, Rufino rest\u00f2 in carica per buona parte del 1236. La sua nomina apr\u00ec anzi la strada a una lunga serie di podest\u00e0 imperiali che, con la sola eccezione del milanese Ottone da Mandello, ressero Vercelli fino al 1242. La podesteria di Rufino rappresent\u00f2 anche una tappa importante nel processo di emancipazione delle istituzioni urbane dall&#8217;influenza vescovile. A Vercelli il conflitto tra Papato e Impero si sovrapponeva a quello pi\u00f9 antico esistente tra Comune e vescovo, causa della precoce nascita di discordie civili e di due opposte fazioni nella citt\u00e0. Rufino incoraggi\u00f2 apertamente i tentativi del Comune di acquisire le giurisdizioni ecclesiastiche attraverso una serie di atti che, nel 1236, sancirono la sottomissione alla citt\u00e0 del borgo di Casale, fino a quel momento di pertinenza del vescovo. La sconfitta della Lega lombarda a Cortenuova (1237) e il passaggio ufficiale di Vercelli a Federico II aprirono in breve nuove prospettive per risolvere la questione: nel 1243 la giurisdizione del vescovo su molti territori del contado vercellese fu acquistata dal Comune per 9000 lire pavesi.<\/p>\n<p>Nello stesso anno il rientro di Vercelli nell&#8217;alleanza guelfa segu\u00ec l&#8217;avvio della lunghissima podesteria del milanese Guglielmo da Soresina. Come in precedenza, l&#8217;orientamento ideologico della citt\u00e0 risult\u00f2 pesantemente condizionato dai rapporti con Milano, che grazie al ruolo dominante nella Lega riusciva costantemente a estendere la propria influenza politica sulle citt\u00e0 alleate. L&#8217;anomala durata triennale della carica di Guglielmo contribu\u00ec ad aggravare le discordie tra le fazioni di Vercelli; nella seconda met\u00e0 degli anni Quaranta la conflittualit\u00e0 giunse all&#8217;apice e la parte filoimperiale, guidata dal vercellese Pietro Bicchieri, fu espulsa dalla citt\u00e0. In questo clima di accesi scontri si colloca la podesteria di Enrico di Lomello alla guida della citt\u00e0 a partire dall&#8217;inizio del 1249. Come rivela il titolo con cui compare nelle fonti vercellesi (&#8220;Enricus palatinus comes Laumelli imperiali mandato potestas&#8221;), la sua nomina fu ordinata da Federico II, che soggiorn\u00f2 a Vercelli alla fine del 1248. Nel corso di quell&#8217;anno la citt\u00e0 si era decisamente riavvicinata all&#8217;imperatore, che consent\u00ec ai ghibellini esiliati di rientrare e si rifiut\u00f2 di accogliere, ancora una volta, un funzionario milanese, al posto del quale fu insediato Enrico. Il podest\u00e0 inviato da Milano nel 1248 era lo stesso Pozzobonelli respinto nel 1235 e sostituito con Rufino. L&#8217;elezione di Enrico rispose probabilmente a un progetto preciso, considerato che, a met\u00e0 gennaio 1249, a poche settimane dalla sua nomina, la parte guelfa fu esiliata da Vercelli. Usando lo stesso documento con cui qualche anno prima la citt\u00e0 aveva cacciato Pietro Bicchieri e la fazione ghibellina, Enrico si limit\u00f2 a sostituire il proprio nome a quello del podest\u00e0 e il nome degli Avogadri, capi della fazione guelfa, a quello di Bicchieri e seguaci. Per mettersi al riparo da vendette, Enrico riusc\u00ec inoltre, grazie forse all&#8217;appoggio imperiale, a far inserire negli statuti cittadini il permesso di essere esentato dal processo di sindacato, esame cui tutti gli ufficiali forestieri dovevano sottoporsi al termine del loro operato.<\/p>\n<p><span class=\"sc\">Fonti e Bibl.: <\/span>G. Fiamma, <em>Chronicon maius<\/em>, a cura di A. Ceruti, in <em>Miscellanea di storia italiana<\/em>, VII (1869), p. 648; <em>Statuti e monumenti storici del Comune di Vercelli dall&#8217;anno 1241 al 1315<\/em>, a cura di G. Adriani, Torino 1877, pp. 26 s., 273-278, 296 s., 392-408, 652-654, 660 (per Rufino ed Enrico); E. Winkelmann, <em>Acta Imperii inedita<\/em>, Innsbruck 1880, pp. 141-144 (per Rufino podest\u00e0); J.F. B\u00f6hmer, <em>Regesta Imperii<\/em>, V, 2, a cura di J. Ficker &#8211; E. Winkelmann, Innsbruck 1892-94, nn. 13697, 13707 (per Enrico);<em> Liber Potheris Comunis civitatis Brixiae<\/em>, a cura di F. Bettoni Cazzago &#8211; L. F\u00e9 d&#8217;Ostiani, in <em>Monumenta historiae patriae<\/em>, XIX, Augustae Taurinorum 1899, coll. 12 s.; <em>Gli atti del Comune di Milano fino all&#8217;anno 1716<\/em>, Milano 1919, doc. CX pp. 151-153 (per Rufino podest\u00e0); <em>I Biscioni<\/em>, a cura di G.C. Faccio &#8211; M. Ranno, I, 2, Torino 1939, pp. 268 s., 288-297, 325-340 (per Rufino podest\u00e0); <em>Cronaca di Novalesa<\/em>, a cura di G.C. Alessio, Torino 1982, p. 182; V. Mandelli, <em>Il Comune di Vercelli nel Medio Evo<\/em>, I, Vercelli 1857, pp. 174-183, 188-190, 192-194, 203, 304-314; III, ibid. 1858, pp. 270-281; G. Biscaro, <em>I conti di Lomello<\/em>, in<em> Arch. stor. lombardo<\/em>, XXXIII (1906), pp. 351-390; G.C. Bascap\u00e8, <em>I conti palatini del Regno italico e la citt\u00e0 di Pavia dal Comune alla Signoria<\/em>, <em>ibid.<\/em>, LXII (1935), pp. 334-351; M. Ohlig, <em>Studien zum Beamtentum Friedrichs II. in Reichsitalien von 1237-1250\u2026<\/em>, Kleinheubach a.M. 1936, p. 84; B. Dragoni, <em>I conti di Lomello conti di Pavia e conti di Palazzo<\/em>, in <em>Boll. della Soc. pavese di storia patria<\/em>, XLVII-XLVIII (1948), pp. 32-49; Id., <em>Ancora sui conti palatini di Lomello<\/em>, <em>ibid<\/em>., LVI (1956), pp. 155-170; G. Sergi, <em>Declino del potere marchionale anscarico<\/em>, in <em>Boll. storico-bibliografico subalpino<\/em>, LXXIII (1975), pp. 481-485; A. Miggiano, <em>I conti di Lomello e il Comune di Brescia fra la fine del secolo XII e gli inizi del XIII<\/em>, in <em>Studi di storia medioevale e di diplomatica<\/em>, III, Milano 1978, pp. 95-113; A. Castagnetti, <em>Le due famiglie comitali veronesi: i San Bonifacio e i Gandolfingi di Palazzo (secoli X &#8211; inizio XIII<\/em>), in G. Cracco &#8211; A. Castagnetti &#8211; S. Collodo, <em>Studi sul Medioevo veneto<\/em>, Torino 1981, pp. 44-50; R. Ordano, <em>Storia di Vercelli<\/em>, Vercelli 1982, pp. 144-147, 171-179; R. Pauler, <em>I conti di Lomello<\/em>, in <em>Formazione e strutture dei ceti dominanti nel Medioevo: marchesi conti e visconti nel Regno italico (secc. IX-XII)<\/em>.<em> Atti del I Convegno, Pisa\u2026 1983<\/em>, Roma 1988, pp. 187-199; A.A. Settia, <em>Il distretto pavese nell&#8217;et\u00e0 comunale: la creazione di un territorio<\/em>, in <em>Storia di Pavia<\/em>, III, 1, <em>Societ\u00e0, istituzioni e religione nell&#8217;et\u00e0 del Comune e della signoria<\/em>, Milano 1992, pp. 119-121; P. Vaccari, <em>Pavia nell&#8217;et\u00e0 comunale<\/em>, <em>ibid.<\/em>, pp. 27-54; F. Panero, <em>Istituzioni e societ\u00e0 a Vercelli dalle origini del Comune alla costituzione dello Studio (1228)<\/em>, in <em>L&#8217;Universit\u00e0 di Vercelli nel Medioevo<\/em>. <em>Atti del II Congresso storico vercellese,\u2026 1992<\/em>, Vercelli 1994, pp. 77-165; A. De Grandi, <em>Artigiani nel Vercellese dei secoli XII e XIII<\/em>, Pisa 1996, pp. 55-69; G. Andenna, <em>L&#8217;et\u00e0 delle signorie rurali e dei feudi<\/em>, II, <em>Le strutture sociali in et\u00e0 signorile e feudale<\/em>, in <em>Storia d&#8217;Italia<\/em> (UTET), VI, <em>Comuni e signorie nell&#8217;Italia settentrionale: la Lombardia<\/em>, Torino 1998, pp. 227-233.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ottone: Tra i figli di Cuniberto si distingue Ottone (i) (atti dal 999 al 1025), nominato nel dicembre del 999 conte di Pavia e conte di Palazzo da Ottone III imperatore ed erede dal padre del titolo di conte di Lomello; e che, come protospatario imperiale, fu presente nel 1000 con Ottone III ad Aquisgrana alla ricognizione del sarcofago di Carlomagno. &#8212;&#8211; &#8212;&#8211; da Treccani: Dizionario Biografico degli Italiani &#8211;&hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"layouts\/page-fullwidth.php","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":[]},"categories":[14,17,18],"tags":[],"class_list":["post-2040","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-personaggi","category-x","category-xi"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6ZQY0-wU","jetpack-related-posts":[{"id":103,"url":"https:\/\/langosco.it\/?p=103","url_meta":{"origin":2040,"position":0},"title":"Stemma","date":"Ottobre 20, 2015","format":false,"excerpt":"Scudo: troncato di rosso e di azzurro. 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