{"id":200,"date":"2015-10-30T14:44:38","date_gmt":"2015-10-30T14:44:38","guid":{"rendered":"http:\/\/langosco.it\/?page_id=200"},"modified":"2020-06-22T20:38:56","modified_gmt":"2020-06-22T18:38:56","slug":"nota-filippone","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/langosco.it\/?page_id=200","title":{"rendered":"Nota: Filippone"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/filippone-di-langosco_%28Dizionario-Biografico%29\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Filippone<\/strong><\/a>. Il pi\u00f9 celebre personaggio della famiglia. Gran capitano ed uno dei capi del partito ghibellino in Lombardia, col favore del quale fu eletto signore di Pavia (20 febbraio 1300). Nel 1306 fu in battaglia fatto prigione dai guelfi d\u2019Asti, che lo mandarono a Roberto d\u2019Angi\u00f2 re di Napoli e rimase sei mesi a Marsiglia. L\u2019imperatore <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Enrico_VII_di_Lussemburgo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Enrico VII<\/a>, con diploma 4 aprile 1311 dato a Milano, aveva confermato ai conti di Lomello l\u2019investitura dei loro feudi (compreso Langosco) e tutti i privilegi (compreso quello di portar la spada degli imperatori). Nel 1312, avendo Filippo di Savoja principe d\u2019Acaja (creato suo vicario dall\u2019imperatore Enrico VII) fatto incarcerare Riccardino figlio di Filippone, questi chiam\u00f2 gli Angioini <i>[cio\u00e8 pass\u00f2 al partito guelfo]<\/i> e ritolse Pavia al principe d\u2019Acaja (gennaio 1312) divenendone altra volta signore, poi la sottomise al re Roberto (novembre 1312), che cre\u00f2 suo vicario Bonifacio Guasco signore d\u2019Alice (av. 26 marzo 1313). Del re Roberto, Filippone fu consigliere (21 gennaio 1313). Egli, nello stesso 1313, si impadron\u00ec di Stroppiana, che sar\u00e0 poi, nel 1573, eretta in contea a favore del gran cancelliere Giov. Tomaso di Langosco.<\/p>\n<p><i>[Enrico VII]<\/i> apprendendo che, oltre Pavia, parecchie altre citt\u00e0 dell\u2019alta Italia, tra le quali Asti, Alessandria, Valenza, avevano proclamato ad alto signore il re Roberto di Napoli che era capo dei guelfi d\u2019Italia, le pose al bando dell\u2019impero. Il conte Filippone, compreso nel bando, resistette dapprima sia all\u2019imperatore come ai Visconti ed ai Beccaria, ma poi, mentre tentava di ritogliere Piacenza a Galeazzo Visconti (figlio di Matteo) nell\u2019agosto 1313, fu fatto prigioniero. Dopo due anni, alla notizia della fine del figlio <a href=\"https:\/\/langosco.it\/index.php\/nota-riccardino\/\">Riccardino<\/a>, si lasci\u00f2 morire di dolore in carcere.<\/p>\n<p>Nel 1300 sposa, ?? Spinola (di Luccoli) figlia di Opicino, morta nel 1311. La sorella Argentina spos\u00f2 nel 1306 Teodoro Paleologo, marchese di Monferrato.<\/p>\n<p><i>[(1) Per le date riportate, Riccardino, Brumifonde e Filippo non possono esser figli della Spinola, ci dovette quindi essere un precedente matrimonio. <\/i><\/p>\n<p><i><a href=\"https:\/\/langosco.it\/index.php\/il-sito\/ricciardino-langosco\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"64\" data-permalink=\"https:\/\/langosco.it\/?attachment_id=64\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/ricciardino-langosco-e1452710452252.jpg?fit=188%2C144&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"188,144\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"ricciardino-langosco\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Morte di Riccardino di Pasquale Massacra&lt;\/p&gt;\n\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/ricciardino-langosco-e1452710452252.jpg?fit=300%2C230&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/ricciardino-langosco-e1452710452252.jpg?fit=188%2C144&amp;ssl=1\" class=\"alignright wp-image-64 size-thumbnail\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/ricciardino-langosco.jpg?resize=150%2C150&#038;ssl=1\" alt=\"ricciardino-langosco\" width=\"150\" height=\"150\"  data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/i><i>(2) Il famoso (per lo meno in famiglia) quadro che mostra la madre di Riccardino che ne trova il cadavere, deve quindi esser giudicato pura fantasia.&nbsp;<\/i><\/p>\n<p><i>(3) Notare che due sorelle Spinola sposano Filippone ed un Paleologo Marchese di Monferrato; ci\u00f2 (unito all\u2019altra notizia secondo cui Filippone fu ripetutamente nominato tutore di un minore marchese di Monferrato) fa intravvedere l\u2019esistenza di una consorteria tra le tre famiglie per lo meno finch\u00e9 Filippone ader\u00ec al partito ghibellino. <\/i><\/p>\n<p><i>(4) In altra nota si afferma che Brumifonde, figlia di Filippone, sposa nel 1302, Guido della Torre. A quell&#8217;epoca Filippone era ancora ghibellino, mentre i Torriani (se non sbaglio) erano guelfi, come si spiega questo matrimonio ?] <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8211; <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"69\" data-permalink=\"https:\/\/langosco.it\/?attachment_id=69\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/stemma-langosco-di1-thumb.png?fit=105%2C120&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"105,120\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"stemma-langosco-di1-thumb\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/stemma-langosco-di1-thumb.png?fit=105%2C120&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/stemma-langosco-di1-thumb.png?fit=105%2C120&amp;ssl=1\" class=\"alignnone wp-image-69\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/langosco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/stemma-langosco-di1-thumb.png?resize=10%2C11&#038;ssl=1\" alt=\"stemma-langosco-di1-thumb\" width=\"10\" height=\"11\"  data-recalc-dims=\"1\"> &#8212;&#8211;<\/p>\n<h4 class=\"section\">da Treccani: Dizionario Biografico degli Italiani &#8211; Volume 63 (2004)<\/h4>\n<p>di <b>Giancarlo Andenna<\/b><\/p>\n<p><strong>LANGOSCO<\/strong>, <span class=\"sc\">Filippone<\/span> di. &#8211; Figlio del conte palatino di Lomello Riccardo e di una Beatrice, di ignoto casato, la sua nascita pu\u00f2 essere collocata intorno al 1250.<\/p>\n<p>Il L. eredit\u00f2 il programma politico del padre, morto nei tumulti di Pavia del marzo 1288, in seguito ai quali egli fu esiliato dalla citt\u00e0; qui tuttavia rimasero i suoi sostenitori, fra cui Guizzardo Isimbardi, che nel 1289 assunse la carica di podest\u00e0 dei <em>milites<\/em>, mentre il L. stringeva rapporti politici con il marchese di Monferrato Guglielmo VII. La sua azione imped\u00ec a Manfredi Beccaria di impadronirsi del potere. In quell&#8217;anno, il L. e il suo partito, forti dell&#8217;alleanza con Guglielmo VII, riconquistarono la citt\u00e0, obbligando Beccaria a rifugiarsi presso l&#8217;arcivescovo di Milano, Ottone Visconti. La rottura dei Langosco e di Guglielmo VII con Ottone era ormai definitiva: i due eserciti si fronteggiarono in Lomellina, fra Bassignana e Lomello, senza scontri militari. Le trattative si conclusero attribuendo al marchese di Monferrato la carica di capitano di Pavia per dieci anni. Tuttavia il suo governo fu breve, in quanto nel 1290 egli fu preso prigioniero dagli Alessandrini; a Pavia rientrarono subito i Beccaria e Manfredi fu nominato capitano del Popolo per dieci anni, mentre il L. e il suo schieramento abbandonavano di nuovo la citt\u00e0. Il potere dei Beccaria dur\u00f2 per cinque anni, ma gi\u00e0 a partire dal 1294 si erano riaperte le controversie tra i due partiti politici per assicurare la successione al vescovo Guido Zazzi, che era morto. I Beccaria imposero il loro congiunto Ottone, preposito del capitolo cattedrale, che tuttavia venne presto a morte. I Langosco conseguirono allora un successo, perch\u00e9 Guido, fratello del L., divenne vescovo nel 1295 con l&#8217;aiuto di un <em>motu proprio<\/em> di Bonifacio VIII, che in precedenza si era servito delle sue capacit\u00e0 diplomatiche per due importanti legazioni religiose.<\/p>\n<p>Gli scontri tra i due gruppi politici si accentuarono e il L. riusc\u00ec a bandire da Pavia gli avversari. Iniziava la sua signoria sulla citt\u00e0, ma egli acquis\u00ec il comando gradualmente, cos\u00ec da garantire la formale continuazione delle autonomie comunali; sembrava che governasse con l&#8217;accordo dei cittadini, senza sovrapporre la propria autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Inoltre la carica episcopale del fratello era utile per garantire stabilit\u00e0 al suo potere e per favorire i fautori della famiglia comitale. Per esempio, nel gennaio 1296, Guido cedette in beneficio il castello di Trivolzio con i diritti giurisdizionali e con tre quarti delle decime a una famiglia di potenti alleati del L., i Bellingeri di Bassignana. Era cos\u00ec possibile realizzare accordi politici con i <em>milites <\/em>del contado per consolidare, con clientele armate, il predominio sulla citt\u00e0. Infine il L. mirava ad attribuire le principali cariche pubbliche a membri del proprio casato o a persone del suo partito politico.<\/p>\n<p>La sua abilit\u00e0 gli permise anche di richiamare dall&#8217;esilio Manfredi Beccaria, che per qualche tempo accett\u00f2 di sottomettersi al potere del rivale. Tuttavia, nel 1299, con un colpo di mano Manfredi fu eletto capitano del Popolo e forte di questa carica tent\u00f2 di riacquisire il potere, costringendo il L. e i Langosco a far lega con il marchese Giovanni I di Monferrato. A loro volta i Beccaria si appellarono a Matteo Visconti di Milano, il quale si interpose come mediatore tra le parti. Nel 1300 il L., che si era ritirato con i suoi armati a Lomello, accett\u00f2 l&#8217;arbitrato di Matteo, che prevedeva la consegna di 20 ostaggi e la possibilit\u00e0 di rientrare in Pavia con 900 soldati. La tregua fu subito rotta e il L. con le sue milizie sconfisse ancora una volta i Beccaria, restando unico signore della citt\u00e0. Matteo apprezz\u00f2 l&#8217;azione e per legare a s\u00e9 il nuovo signore propose il matrimonio di sua figlia Zaccarina con Ricciardino (o Riccardino), primogenito del L.; si tratt\u00f2 per\u00f2 di una breve parentesi di pace, poich\u00e9 il Visconti, per allearsi con Pietro Rusca di Como, diede poi in sposa la figlia a Ottorino Rusca. Il L. ne rimase offeso e guid\u00f2 un esercito contro Milano, che fu validamente difesa da Galeazzo Visconti. Nel 1302 Galeazzo tent\u00f2 di impadronirsi di Pavia, ma il L. lo respinse e si adoper\u00f2 per costituire una lega contro Milano, di cui fecero parte il marchese di Monferrato e le citt\u00e0 di Novara, Vercelli, Piacenza, Lodi e Cremona. Dopo alcuni scontri, Matteo Visconti fu costretto ad abbandonare il centro metropolitico, ove era scoppiata una rivolta.<\/p>\n<p>A Milano, con l&#8217;esercito della lega, desideravano rientrare i Torriani; infatti Fissiraga, signore di Lodi, aveva convocato su sollecitazione del L. una riunione di aderenti alla medesima lega, chiamata <em>Talea militum et peditum partis Ecclesiae Lombardiae<\/em>, e i due avevano convinto gli alleati a permettere agli eredi di Napoleone Della Torre di ritornare nella loro citt\u00e0. Se il padre del L. aveva favorito la vittoria di Ottone e dei Visconti, suo figlio impose la loro cacciata da Milano e il ritorno dei Torriani. Si creava in questo modo un&#8217;alleanza tra i Langosco e i Della Torre, cementata nel 1302 dal matrimonio tra Brumisunde, figlia del L., e il capo di quel gruppo parentale, Guido, il quale, sotto la protezione della lega, nel 1307 divenne capitano del Popolo e nel 1308 signore perpetuo di Milano.<\/p>\n<p>La guida della <em>Talea <\/em>nel 1304, dopo un incontro a Cremona nel settembre, era passata nelle mani del L., che tra il settembre e il novembre di quell&#8217;anno lott\u00f2 contro Alberto Scotti e contro i Piacentini, uniti ai Beccaria, e riusc\u00ec a sconfiggerli e a conquistare Bobbio, il castello di Arena e altre fortezze nell&#8217;Oltrep\u00f2. Sempre nel 1304 egli aiut\u00f2 Giovanni I di Monferrato a combattere contro gli Astigiani. Il 1305 fu un anno fortunato per il L., in quanto ottenne dal Consiglio di credenza il titolo di governatore dei <em>milites<\/em>, del Popolo e dei paratici (le arti), che, secondo Vaccari, gli permetteva di scegliere podest\u00e0 di sua fiducia, pur lasciando sussistere le precedenti istituzioni; inoltre suo figlio Ricciardino fu eletto podest\u00e0 di Milano.<\/p>\n<p>Il 18 genn. 1305 Giovanni I di Monferrato, nel suo testamento, redatto poco prima di morire senza eredi diretti, affid\u00f2 la protezione del suo Marchesato al L. e al Comune di Pavia sino all&#8217;insediamento del suo successore, che fu Teodoro I Paleologo, figlio dell&#8217;imperatore di Bisanzio. Il L. nel maggio dello stesso anno fu eletto, con Guido Della Torre, arbitro per risolvere una vertenza tra il Marchesato e il Comune di Vercelli per il possesso della localit\u00e0 di Trino.<\/p>\n<p>Durante il corso della vertenza, il L. guid\u00f2 vittoriosamente l&#8217;esercito della <em>Talea<\/em> contro i Visconti, che tentavano di rimettere in Bergamo i Suardi. Il suo potere sub\u00ec una scossa nel 1307, quando egli si oppose a Carlo II d&#8217;Angi\u00f2, re di Napoli, e alle citt\u00e0 e ai signori che lo favorivano. Un esercito di Angioini, comandato da Filippo di Savoia, lo sconfisse e il L., preso prigioniero, fu rinchiuso nelle carceri sabaude per sei mesi.<\/p>\n<p>In questo periodo il potere a Pavia fu esercitato dal figlio Ricciardino, che assunse la carica di governatore e difensore dei <em>milites<\/em>, del Popolo e dei paratici. Accanto a lui agiva come vicario Rufino di Mede, appartenente a un altro ramo dei conti di Lomello.<\/p>\n<p>Liberato, il L. nel 1308 si accord\u00f2 di nuovo con gli altri capi della lega e con Guido Della Torre, che ormai era in lite con il suo parente Cassone, divenuto arcivescovo di Milano. Essi, per garantire stabilit\u00e0 al loro dominio, rinnovarono per altri dieci anni la <em>Talea<\/em>, ma un improvviso evento scosse la sicurezza dei collegati: il 6 genn. 1309 ad Aquisgrana i grandi elettori tedeschi incoronarono re di Germania Enrico VII di Lussemburgo, che dichiar\u00f2 di voler scendere in Italia per assumere la corona imperiale.<\/p>\n<p>Per portare a termine il progetto, il re invi\u00f2 in Italia alcuni commissari con il compito di far cessare gli scontri tra le fazioni e di preparare le condizioni per la pace tra le citt\u00e0 e tra i casati in lotta. Nella primavera 1310 i commissari giunsero a Pavia e furono ricevuti dal vescovo Guido di Langosco e dal L., signore della citt\u00e0. Gli ambasciatori scrissero a Enrico VII che i due conti erano disposti ad accoglierlo, nel suo viaggio verso Roma, come loro signore naturale.<\/p>\n<p>Tuttavia, a giugno, dopo la visita dei commissari a Guido Della Torre, in Milano si riunirono tutti i capi della <em>Talea<\/em>, fra cui il L., Fissiraga, Guglielmo Cavalcab\u00f2 di Cremona e Simone Avogadro di Vercelli e forse Guglielmo Brusati di Novara: il L. si mostr\u00f2 indeciso, poich\u00e9, in quanto conte palatino, non voleva ribellarsi al sovrano. La sua famiglia aveva ricevuto dall&#8217;Impero<em> iura et honores<\/em> e quindi egli riteneva che fosse necessario accordarsi con Enrico VII.<\/p>\n<p>La stessa posizione tenne Fissiraga; a convincere il L. non valsero le parole di Cavalcab\u00f2 e di Avogadro, che sostenevano che solo una comune decisione di combattere il re avrebbe permesso alla <em>Talea<\/em> di sopravvivere. La riunione si sciolse senza conclusioni chiare, mentre Guido Della Torre non riusciva a imporre la sua volont\u00e0 di resistere a Enrico VII.<\/p>\n<p>Ai primi del novembre 1310 i signori di Lombardia, fra cui il L., che comandava 400 cavalieri pavesi, raggiunsero il re a Torino, mentre Guido Della Torre, seguendo i consigli del L., rimaneva a Milano. Enrico VII espose loro il suo progetto di pacificazione generale, che comportava il rientro nelle citt\u00e0 dei fuorusciti politici, allo scopo di eliminare per sempre gli odi. Le parole del re turbarono il L., per il timore di un ritorno dei Beccaria, che non aspettavano altro per ripagare i Langosco con la stessa moneta dell&#8217;esilio; egli allora consigli\u00f2 Enrico VII di rimandare il provvedimento a un periodo successivo all&#8217;incoronazione romana. Qualche giorno dopo il re raggiunse Asti, ove si present\u00f2 alla sua corte Matteo Visconti per rappacificarsi con i suoi nemici, il L. e Fissiraga, che respinsero questo tentativo, tanto che il sovrano sostenne che essi avevano fatto pace solo a met\u00e0.<\/p>\n<p>Il 29 novembre il L. entrava a far parte del Consiglio reale, insieme con Avogadro, Fissiraga, Matteo Visconti e Beccaria. In quel momento i capi della <em>Talea <\/em>compresero che occorreva rompere gli indugi e organizzare subito la lotta contro il re e contro i loro antichi nemici. Solo l&#8217;arcivescovo Cassone Della Torre ad Asti firmava una pace apparentemente vantaggiosa con Matteo Visconti. Il 23 dic. 1310 il re, la corte e l&#8217;esercito giunsero a Milano, dopo aver rifiutato il consiglio del L. di recarsi a Pavia.<\/p>\n<p>Il L. sperava con quella proposta di togliere il genero Guido Della Torre dall&#8217;imbarazzo di dover ricevere il re e di giurargli fedelt\u00e0. Guido si trov\u00f2 infatti in gravi difficolt\u00e0 ed Enrico VII il 27 dicembre &#8211; nel palazzo del Broletto, alla presenza anche del L. &#8211; pronunci\u00f2 la sentenza arbitrale con cui si rappacificavano in modo forzato i Visconti con i Torriani, permettendo a Matteo di rientrare in citt\u00e0 con tutti i suoi antichi diritti e possessi.<\/p>\n<p>Il giorno dopo, il L. era presente al giuramento di fedelt\u00e0 al re, prestato nel medesimo luogo da parte dei rappresentanti dei Comuni di Parma e di Piacenza, ma fu registrato solo negli atti di quest&#8217;ultima citt\u00e0 con il titolo di conte di Lomello. Intanto il 3 genn. 1311 a Pavia il podest\u00e0 Pelavicino dei marchesi Pelavicini decise di inviare i giuristi Benvenuto da Campisio e Musso dei Guasconi a Milano presso il re per consegnargli la citt\u00e0 con tutti i poteri giurisdizionali, compreso quello di istituire e di destituire i podest\u00e0, i consoli di Giustizia e i magistrati. Il dominio del L. nel territorio pavese era finito.<\/p>\n<p>Il 6 gennaio egli assistette in S. Ambrogio alla solenne incoronazione di Enrico VII, poi, qualche giorno dopo, dovette sottoscrivere la pace, forse mediata da Matteo Visconti, tra i rappresentanti del Comune di Pavia e i Beccaria, che in questo modo furono riammessi in citt\u00e0. Le parti politiche si riorganizzarono e la sicurezza venne meno dovunque: il 12 febbraio Guido Della Torre e Matteo Visconti con le loro rispettive fazioni si scontravano in Milano, mentre nella mischia intervenivano anche i cavalieri tedeschi in favore dei Visconti. I Torriani furono sconfitti e cacciati, tuttavia Enrico VII, per desiderio di giustizia, allontan\u00f2 da Milano anche Matteo e suo figlio Galeazzo. Il L. non si lasci\u00f2 coinvolgere negli eventi e il re dovette ricompensarlo con la concessione in feudo di Casale Monferrato. Inoltre gli chiese di intervenire su Guido Della Torre, insieme con Amedeo V di Savoia, per stabilire le condizioni del perdono e per poterlo in questo modo riportare a corte. Il 27 febbraio il L. giur\u00f2 di svolgere correttamente la sua opera di mallevadore verso gli impegni presi da Guido e di combattere il genero, se questi si fosse di nuovo comportato da traditore nei confronti del re. Tuttavia, per togliere il L. dalle difficolt\u00e0, il Della Torre, sottoscritti i patti, fugg\u00ec subito a Cremona presso Guglielmo Cavalcab\u00f2, che organizzava la resistenza contro i Tedeschi, e fu pertanto solennemente condannato.<\/p>\n<p>Mentre le citt\u00e0 della <em>Talea<\/em> a una a una si ribellavano ai vicari di Enrico VII, il L. continuava a rimanere a corte, anche quando Fissiraga, inviato per calmare gli animi dei cittadini dei Comuni lombardi in rivolta, non ritorn\u00f2 a Milano dalla sua Lodi, affermando di essere stato imprigionato dai Lodigiani. Il L., che aveva garantito per lui, si trov\u00f2 in difficolt\u00e0, ma protest\u00f2 la sua continua fedelt\u00e0 al re.<\/p>\n<p>Fissiraga ritorn\u00f2 in seguito a corte e, su intercessione del vicario generale Amedeo V di Savoia, fu perdonato, a patto che assicurasse la resa di Lodi al sovrano, evento che, dopo qualche difficolt\u00e0, si realizz\u00f2 puntualmente.<\/p>\n<p>L&#8217;11 apr. 1311, giorno di Pasqua, Enrico VII arm\u00f2 cavalieri il L. e suo figlio Ricciardino a Pavia, dove il re si era recato con l&#8217;esercito per le celebrazioni pasquali, essendo Milano interdetta, e dove rimase sino al 15 aprile.<\/p>\n<p>Il 2 aprile, a Milano, Enrico VII aveva rinnovato ai rappresentanti del consorzio familiare dei conti di Lomello, fra cui il L., tutti i loro possessi, entro i quali spiccavano Langosco e Sparvaria, Gambarana, Mede, Nicorvo, Ceretto, localit\u00e0 da cui avevano preso il nome i diversi casati comitali. Nel documento si confermava il privilegio di portare la spada imperiale, ma solo in Lombardia, e lo <em>ius constituendi iudices ordinarios <\/em>(e i notai) in tutto il territorio dell&#8217;Impero. Inoltre essi avrebbero potuto estrarre l&#8217;oro dalle sabbie del Po, dalla confluenza del Tanaro sino a quella dell&#8217;Agogna.<\/p>\n<p>Alla fine della primavera 1311 anche Brescia si ribell\u00f2; pertanto il re, l&#8217;esercito e la corte si trasferirono davanti alle mura della citt\u00e0, ove il 13 luglio, nonostante le opposizioni del L., il sovrano concesse il vicariato regio su Milano a Matteo Visconti per 50.000 fiorini d&#8217;oro. La carica avrebbe avuto durata illimitata, ma sarebbe scaduta quando il re avesse restituito il denaro datogli a titolo di mutuo. Due giorni dopo l&#8217;arcivescovo Cassone Della Torre si riconciliava di nuovo con Matteo e garante delle buone intenzioni del prelato fu ancora una volta il L. che, dopo la capitolazione di Brescia, avrebbe dovuto ospitare il re a Pavia, per la celebrazione di una Dieta nell&#8217;ottobre 1311.<\/p>\n<p>Il L. ora dominava la citt\u00e0; il suo potere perdur\u00f2 anche dopo la morte del vescovo Guido, suo fratello, avvenuta nel giugno 1311, quando era stato cacciato Manfredi Beccaria, che in ottobre era poi rientrato. Il re fu solennemente accolto dal L. entro le mura, ma poich\u00e9 era accompagnato da un esiguo numero di <em>milites<\/em> e non si fidava del L., chiese a Matteo Visconti di raggiungere Pavia con un piccolo esercito di fedeli cavalieri. Il L. chiuse allora le porte della citt\u00e0 e non volle far entrare Matteo, se prima non avesse licenziato i suoi <em>milites<\/em>, con la giustificazione che egli era venuto non per difendere il re, ma per restaurare il potere dei Beccaria. Con queste premesse la Dieta si sciolse senza definire nulla. Nel frattempo a Bologna Guido Della Torre, Giberto da Correggio e i Fiorentini riorganizzavano la <em>Talea<\/em> guelfa e si impegnavano a sostenere finanziariamente l&#8217;esercito della stessa, la cui guida fu affidata a Giberto, che nel gennaio 1312 spos\u00f2 Elena, figlia del L., che aveva finalmente rotto i rapporti con Enrico VII, passando insieme con la Comunit\u00e0 di Pavia nel campo della Chiesa. In primavera il L. intervenne a Vercelli e cacci\u00f2 i Tizzoni dalla citt\u00e0, restaurando il potere degli Avogadro; in seguito realizz\u00f2 insieme con i confederati guelfi e Ugo Del Balzo (de Baux), senescalco del re di Napoli, Roberto d&#8217;Angi\u00f2, un trattato di alleanza con cui questo sovrano si impegnava a rimettere i Torriani in Milano ed essi in cambio gli avrebbero ceduto la signoria perpetua della citt\u00e0. Iniziarono le guerre anche contro Casale Monferrato, che si era ribellata al L., e contro i domini di Filippo di Savoia Acaia, vicario imperiale, il quale sconfisse ripetutamente il L. e prese prigioniero il figlio Ricciardino. Tuttavia il dominio del L. su Pavia era sempre saldo, ma Enrico VII, dopo essere stato incoronato imperatore a Roma il 29 giugno 1312, da Pisa dichiarava guerra ai Pavesi e poneva al bando tutti i membri della consorteria dei conti di Lomello.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 militare del L. non cess\u00f2, anzi, alleatosi con Giberto da Correggio organizz\u00f2 un grande attacco contro Piacenza, tenuta da Galeazzo Visconti. I Pavesi, navigando con una flotta sul Po, avrebbero dovuto attaccare la citt\u00e0 dalla parte del fiume, mentre i Parmensi e gli estrinseci di Milano, Lodi, Piacenza e Cremona avrebbero scalato le mura sugli altri lati; ma gli assalitori non coordinarono la loro azione e Galeazzo il 9 agosto riusc\u00ec a fronteggiare i Pavesi e a sgominarli. Il cavallo del L. venne ferito ed egli fu catturato; tent\u00f2 di suicidarsi, ma fu salvato e condotto prigioniero a Milano, ove fu rinchiuso in un carcere del broletto.<\/p>\n<p>I suoi figli, Gherardino, Ricciardino e Guido, aiutati da Niccol\u00f2 Malaspina, vicario a Pavia di re Roberto d&#8217;Angi\u00f2, continuavano a mantenere la signoria sulla loro citt\u00e0, mentre Luchino Visconti nell&#8217;ottobre 1314 assaliva la Lomellina. Furono conquistati i castelli di Ottobiano e Ferrera, mentre Robbio e Nicorvo resistettero. Ad Albonese avvenne un durissimo scontro, durante il quale Guido fu catturato e inviato nella stessa prigione del padre, nella quale era pure detenuto Fissiraga. Stretti da ogni parte, Gherardino e Ricciardino resistettero ancora un anno; tuttavia, nella notte del 6 ott. 1315, Stefano Visconti entr\u00f2 di sorpresa in Pavia, i due si difesero eroicamente, ma furono uccisi. Con i Visconti ritornavano in Pavia i Beccaria, che cercarono di impadronirsi anche del castello di Lomello e delle propriet\u00e0 dei Langosco, ma ormai la signoria sulla citt\u00e0 era passata di fatto a Matteo Visconti, che nominava direttamente il podest\u00e0.<\/p>\n<p>Il L. rimase a lungo prigioniero nel broletto, poich\u00e9 il signore di Milano il 28 novembre e il 3 dic. 1317 rifiut\u00f2 di obbedire all&#8217;ordine dei legati di papa Giovanni XXII, di liberarlo con il figlio Guidotto e con Fissiraga. Per questo Matteo fu scomunicato; tuttavia era chiaro che il papa, chiedendo la liberazione del L., non intendeva compiere un atto di piet\u00e0, bens\u00ec utilizzarlo contro i Visconti.<\/p>\n<p>Nel 1320 il L. era ancora vivo, ma era di certo gi\u00e0 morto quando il cardinale Bertrand du Poujet, l&#8217;8 nov. 1322, riusc\u00ec a cacciare per breve tempo Galeazzo Visconti da Milano e a liberare tutti i prigionieri politici.<\/p>\n<p><span class=\"sc\">Fonti e Bibl<\/span>.:<em> Chronicon Parmense\u2026<\/em>, a cura di G. Bonazzi, in <em>Rer. Ital. Script.<\/em>, 2<sup>a<\/sup> ed., IX, 9, pp. 89 s., 122; P. Azario, <em>Liber gestorum in Lombardia<\/em>, a cura di F. Cognasso, <em>ibid.<\/em>, XVI, 4, pp. 14-16;<em> Constitutiones et acta publica imperatorum et regum<\/em>, in <em>Mon. Germ. Hist.<\/em>, <em>Legum sectio<\/em><em>IV<\/em>, a cura di J. Schwalm, Hannoverae-Lipsiae 1906, pp. 443, 461, 485-489, 495 s., 538 s., 625, 1000; <em>Statuta Communis Vercellarum<\/em>, in <em>Historiae patriae monumenta<\/em>, <em>Leges<\/em>, XVI, 2, Augustae Taurinorum 1876, col. 1491; <em>Acta Henrici VII\u2026<\/em>, a cura di F. Bonaini, Florentiae 1877, pp. 37, 111; <em>Acta Imperii inedita\u2026<\/em>, a cura di E. Winkelmann, Innsbruck 1885, p. 251; Iohannis de Cermenate, <em>Historia de situ Ambrosiane urbis\u2026<\/em>, a cura di L.A. Ferrai, Roma 1889, pp. 15-20, 32, 35-37, 68-70, 87, 130, 146 s.; A. Tallone, <em>Regesto dei marchesi di Saluzzo\u2026<\/em>, Pinerolo 1906, n. 155, pp. 532-534; V. Druetti, <em>Le carte dell&#8217;Archivio comunale di Chivasso<\/em>, in <em>Cartari minori<\/em>, I, Pinerolo 1908, p. 304;<em> I Biscioni<\/em>, I, 1, a cura di G.C. Faccio &#8211; M. Ranno, Torino 1934, nn. 93, 101-114, 119 s., 128 s., 130-132, 134, 136; R. Ordano, <em>I Biscioni. Nuovi documenti\u2026<\/em>, Torino 2000, pp. 392-399; C. 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