Vari studi del secolo scorso hanno evidenziato come la famiglia dei Langosco tragga origine da una linea di giudici reali ed imperiali d’origine longobarda, presente in Pavia nei sec. IX e X ed avente stretti rapporti con l’abazia di Nonantola (wikipedia).Nonantola3 demi

Nonantola2 demiLa genealogia dei conti Lomello-Langosco messa a punto da F. Guasco inizia con l’atto del Barbarossa del 25 luglio 1164 e con la spartizione dell’eredità tra i conti di Langosco del 18 gennaio 1174.

Per i periodi precedenti, sia il Guasco che altri autori riferiscono notizie molto imprecise, vaghe e discontinue. È solo grazie alle accurate ricerche della professoressa B. Dragoni (articoli sul Bollettino della Soc. Pavese di Storia Patria del 1948 e del 1956) che tale genealogia arretra di ben tre secoli fino circa alla metà del IX secolo e che soprattutto vengono identificate le lontane ascendenze longobarde, l’ambiente sociale dal quale i Lomello-Langosco traggono origine (la classe giuridica pavese) e, almeno in parte, le vicende politiche che hanno permesso la loro affermazione.

Esistono poi indizi che ci portano a sospettare l’esistenza di radici ancora più profonde da collocarsi nell’ambiente della curia regale longobarda di Pavia. Manca purtroppo documentazione certa.

Il più antico ascendente noto è, con ogni probabilità, un “Petrus iudex domni regis” che figura in tre placiti tenuti a Milano (874), Pavia (875) ed Arezzo (881).

Membri di questa famiglia sarebbero poi in questo periodo (IX, X, XI sec.) numerosi “judex domni regis” a nome Pietro, Cuniberto, Gaidulfo, come pure un Ingelberto ed un Pietro abati di Nonantola ecc. Questi nomi sono tipicamente longobardi e del resto l’ascendenza longobarda è esplicitamente rivendicata in alcuni atti (vedi vendita del 967).

Parrebbe (vedi Bibliografia: 51, 53 e 17) che alcuni membri di questa prosapia abbiano ricoperto in successione la cattedra vescovile comasca tra il IX e X secolo (elenco dei vescovi di Como):

Liutvardo I vescovo di Como dall’888 al 905 (vissuto 840ca. +910ca.) che fu anche archicancellarius di Berengario I e di Ludovico III.

-Liutvardo II vescovo nel 915 (che potrebbe essere lo stesso di Liutvardo I).

-Pietro II vescovo nel 931.

-Adelgisio vescovo dal 970 al 980, che figura nell’atto di vendita stipulato in Pavia il 16 luglio 967 da Gaidolfo ”iudex domni regis”.

È difficile riconoscerne i rapporti di parentela ma questi, e forse anche altri vescovi di Como, avrebbero avuto un’unica origine familiare pavese. Addirittura (secondo Settia) si potrebbe affermare che l’episcopato comense per tutto il X secolo sarebbe stato appannaggio di una sola famiglia di giudici pavesi. Molti sono gli indizi che fanno fortemente sospettare uno stretto rapporto con la famiglia di giudici di cui ci stiamo occupando.