Sul borgo di Lomello e sulla strada tra Pavia e Vercelli

Verso Garlasco
Verso Garlasco

SUL BORGO DI LOMELLO E SULLA STRADA TRA PAVIA E VERCELLI

Ogni citazione riporta il n° dell’opera citata nella bibliografia ed il n° della pagina. Esempio: 5/9 significa: opera n°5 (“I conti palatini ecc.” Bascapé, 1936), pagina n° 9. I testi tra parentesi quadre e in corsivo sono miei.

5/17, Lomello, già noto ai tempi del geografo alessandrino Claudio Tolomeo (II sec.d.C.) era una stazione della via romana che univa Pavia, per Vercelli, ad Ivrea ed Aosta.

21/34. Lomello, già conosciuta nel II sec. d. C., ai tempi del geografo alessandrino Claudio Tolomeo, era una stazione della via romana che passava per Pavia, Vercelli, Ivrea, Aosta.
Quest’asse viario proseguiva verso sud per Piacenza, Parma, Lucca, Siena, Viterbo, Roma e verso nord, per Ivrea, Aosta, il passo di S.Bernardo ed il Vallese (Martigny era sede della famosa legione Tebana, focolaio della nuova religione cristiana e oggetto della persecuzione sotto Diocleziano) raggiungeva la Gallia centrale e settentrionale (ricordiamo che Lione fu notevole centro industriale in epoca tardo imperiale, tra l’altro per la ceramica).
Questo fu poi l’asse dei commerci alto-medievali che metteva in comunicazione le zone di produzione della lana in Abbruzzo, con quelle di lavorazione di Siena e coi mercati di Lione, della Borgogna, della Franca Contea e delle Fiandre. Lungo quest’asse si sviluppò il primo sistema commerciale, bancario e finanziario europeo e corsero le idee del pauperismo eretico o riformista dei Valdesi, dei Bogomili, dei Càtari e del Francescanesimo, degli Umiliati e dei Patarini, dei Fraticelli e dei Giachimiti. Non dimentichiamo che successivamente Ginevra fu rifugio e sede del Calvinismo.
Lungo questa rotta insomma, si diffusero per secoli nuove idee e nuove attività.

Col crescere dell’importanza economica di Firenze rispetto a Siena, il tratto centrale fu poi soppiantato, dalla direttrice che passava per la Val di Chiana, Firenze, Bologna e la Via Emilia, ma per il resto rimase sostanzialmente invariata fino ai nostri giorni. 

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5/18 Nel periodo longobardico, Lomello fu «curtis regia» con castello e fortificazioni e sede di villeggiatura pei sovrani. In «Laumellum oppidum» fu celebrato il fidanzamento di Agilulfo e Teodolinda; in una torre della rocca fu più tardi rinchiusa l’infelice Gundeperga.

21/35. Nel periodo longobardo, fu importante “curtis regia”; lì fu celebrato il fidanzamento di Agilulfo e Teodolinda (Nota 16: Pauli Diaconi, Hist. Long., cit., III, c. 35)

5/18 Nei sec.IX e X Lomello fu centro amministrativo della Lomellina.
Nel sec.XI lo troviamo nominato «curtis regia».
Ottone di Frisinga lo chiama «oppidum imperiale» in quanto sede del rappresentante dell’impero [il conte palatino].
Lomello era uno fra i comitati più estesi ed importanti dell’Italia settentrionale.

21/34. [Lomello] Noto come luogo di sosta e di rifornimento per i viaggiatori, si trasforma [quando?] in piccolo centro rurale.

11/22. Della grande strada Ticinum – Vercellae rimane un magnifico tronco ben visibile anche sulla carta 1:100.000 che ha inizio un seicento metri ad ovest del punto trigonometrico Pioppo di Groppello [Groppello Cairoli], passa per Cascina Pavesa, attraversa Dorno e corre, sempre in linea retta per circa 15 km in direzione di Lomello. E’ indicato sulla carta al 100.000 come “antica strada pavese” ed evidentemente la Cascina Pavesa ha da essa preso il nome. Si tratta del resto della strada romana che secondo gli itinerari passava appunto per le due località di “Duriae” e “Laumellum”. Bisognerebbe indagare per quale ragione questa via fu abbandonata ed il traffico si incanalò per la strada più meridionale Pavia – Sairano – Zinasco – Pieve Albignola – San Nazaro dei Burgundi – Lomello. [Si noti che quest’area più meridionale fu quella che rimase al ramo Sparvaria dei conti di Lomello dopo la divisione del 1174. ]

11/23. Ad oriente del Pioppo di Groppello, si stende la zona di Villanova d’Ardenghi, Carbonara e Sabbione sottoposta alle inondazioni, perciò anche la strada antica si sarà tenuta a sud del [sul ? ] grande terrazzo del Ticino al riparo dalle inondazioni e sarà così passata per S. Spirito (ove infatti conduce un prolungamento della strada Pavesa ridotto a strada campestre) per portarsi quindi a Carbonara e sull’orlo del terrazzo sopra Sabbione e attraversare poi la bassura del letto preistorico del Ticino in direzione di Pavia. Ancora nel medioevo i viaggiatori si facevano trasportare da Pavia a Sabbione dove salivano sul terrazzo e prendevano la strada verso Vercelli.

11/23. Oltre “Laumellum” la strada piegava in direzione di Vercelli; la direzione è segnata senza alcun dubbio dalla statione di “Cuttiae” (l’odierno Cozzo). Rimane a testimoniare il passaggio della via romana la Cascina di Strada che sorge appunto sulla linea retta che congiunge Lomello con Cozzo, a un km a nord-est della stazione ferroviaria di Valle Lomellina.
Più oltre, si prende da Cozzo una strada secondaria in direzione nord-ovest che passa presso la Cassinazza e che dopo 3 km di percorso rettilineo piega leggermente verso ovest passando accanto alla Cascina Regina. E’ ben noto che le antiche strade pubbliche vennero ad un certo momento indicate con l’appellativo di “strade regine”. Giunta alla zona delle divagazioni della Sesia, la strada finora percorsa muore, ma al di là della Sesia e proprio nella direzione di nord-ovest tenuta dalla strada fin sulla riva sinistra del fiume, sorge un’altra Cascina Regina, dalla quale la traccia della strada riprende verso Prarolo e Vercelli.

21/34. Da Lomello si diramava anche il tronco stradale che conduceva a Torino [ed al Monginevro]: [cfr.] l’”itinerario Antonino”
Nota 15 Per un approfondimento sull’argomento si consulti: Manno, Bibliografia storica degli stati della monarchia di Savoia, in “Biblioteca storica italiana”, Torino vol. IX, voce Lomello.

5/17. Da Lomello si diramava anche la strada per Torino.

31/179. Da Pavia a Torino [e al Monginevro, con diramazione per Vercelli]
La via usciva da Pavia traversando il Ticino tramite un ponte di cui ancora oggi rimane traccia presso il monumentale ponte Coperto che collega il centro [di Pavia] con il Borgo Ticino. Tenendosi quindi a sud del terrazzo del fiume, al riparo dalle possibili piene e inondazioni, si portava presso Sabbione e proseguiva per Santo Spirito, raggiungendo Dorno (Mutatio Duriis) e poi Lomello (mansio Laumellum)
[Si noti che Lomello controlla il guado (o ponte?) sul torrente Agogna che costituisce il più importante corso d’acqua tra il Ticino e la Sesia].
Poco prima di Dorno, all’altezza di Groppello Cairoli, un tracciato si staccava in direzione nord e risaliva la valle del Ticino lungo la sponda novarese, collegandosi alla via lacuale del Verbano fino al Sempione.
Da Lomello la via si dirigeva a Cozzo (Cottiae) dove si diramava [verso nord-ovest] un raccordo per Vercelli (Vercellae)
[Questo “raccordo” era un tratto della via Francigena del primo medioevo, che proseguiva per Vercelli, Ivrea, il passo del S. Bernardo, Martigny, Ginevra, Lione, la Borgogna e le Fiandre. Il detto “raccordo”, da Cozzo passava per S. Paolo (S. Polo Leria) e Langosco e traversava la Sesia verso Caresana e Stroppiana, per poi proseguire, come detto, per Vercelli. Il nome della tenuta “Regina” presso Langosco, conserva il ricordo della Via Regina come veniva indicata la via principale o maestra nel medioevo.]

31/179. [Da Cozzo la via per Torino proseguiva verso ovest fino a] Mantie (forse l’antica mutatio ad Medias); qui avveniva l’attraversamento del fiume Sesia, come attestato dai resti di un ponte romano rinvenuti negli anni ’70 tra Mantie (sulla riva sinistra del Sesia) e Motta dei Conti (sulla riva destra).
Per il tratto successivo fino a Trino, due sono le ipotesi ricostruttive: un percorso più settentrionale per Rive o uno più meridionale per Bàlzola.
Oltre Trino (dove avveniva l’incontro [o piuttosto l’incrocio] col percorso tra Vercelli ed Asti (Hastae)), la via per il Monginevro doveva traversare il territorio tra Fontanetto Po e San Genuario (dove viene identificata la mutatio Ceste dell’Itinerarium Burdigalense) e dirigersi poi verso Verolengo (mansio Quadratis). Di qui raggiungeva Chivasso, Settimo Torinese, e Torino (Augusta Taurinorum).
Dal confine dell’attuale Piemonte [Sesia] la direttrice correva dunque sulla sinistra idrografica del Po; i rinvenimenti archeologici sembrano tuttavia confermare l’’esistenza di un percorso anche sulla riva destra, che arrivava a Torino passando per Industria (identificata con Monteu da Po).
[Forse quest’itinerario, passava il Po a Casale. Si noti che, poco ad ovest di Casale, S. Giorgio controlla la strada e, poco più ad est, Valmacca e Pomaro controllano possibili guadi sul Po.].

 

 

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